|
Appello alla Regione Basilicata e al Governo |
|
|
|
|
domenica 30 marzo 2008 |
 Non riusciamo neppure ad immaginare quali siano le motivazioni che spingono le classi dirigenti a cedere alle multinazionali la sovranità su un territorio tanto vasto, con il rischio di una condanna a un miserabile destino, in cui le elemosine delle royalties petrolifere e delle sovvenzioni in aeternum potranno servire unicamente a portare impercettibili miglioramenti ad un irreversibile degrado ambientale, sociale e civile. Siamo persuasi che le risorse naturali di un paese appartengano ai cittadini e vadano usate nel nell’interesse di tutti e, soprattutto, delle generazioni future. La popolazione lucana, che vive zone nelle quali le risorse naturali come l’acqua (si pensi che recentemente la COCA COLA ha acquisito le “Fonti del Vulture”), come quelle fossili (il petrolio e il metano) abbondano, invece di trarre beneficio da tale ricchezza, vede aumentare giorno per giorno la usa precarietà. In una logica in cui l’idea dello sfruttamento pervade di sé tutto, con violazione dei diritti all’informazione, corruzione, impoverimento delle campagne, assenza di futuro. Esprimiamo la nostra solidarietà partecipe al Comitato lucano NO OIL e per le Energie Rinnovabili – costituito dalle associazioni e dai movimenti ambientalisti lucani e delle forze politiche della Sinistra d’alternativa – che sta cercando di far conoscere questa grave situazione di pericolo, ma incontra il silenzio delle istituzioni locali e nazionali. Il Comitato evidenzia la contraddizione che, da un lato, vede la Comunità Europea spronare i Paesi membri ad incrementare l’uso di energie rinnovabili e, dall’altro, l’Italia che dimezza gli obiettivi nazionali, tornando al passato. La Lucania – terra di scarsa densità demografica, di cospicue risorse d’acqua e giacimenti fossili – subisce questa contraddizione e, conseguentemente, il conflitto tra fonti di energia, ambiente e cultura locale è destinato a inasprirsi. La Basilicata – con il suo stato di estrema precarietà anche dei propri giovani – ha una storia debole innanzitutto perché è innanzitutto debole e precaria la condizione delle sue classe dirigenti, oramai avvitata su se stessa in una profonda crisi organica. Affrontare la precarietà è un’urgenza a cui bisogna mettere mano da subito, per contribuire a riportare questa regione nella storia. E, possibilmente, in una storia di avanzamento civile.
|
|
|
Io, operaio sindacalista (Michele Passannante) |
|
|
|
|
domenica 30 marzo 2008 |
|
da Liberazione Michele Passannante sa di avere un cognome ingombrante. «Compromettente, mi dicono in molti...». L'albero genealogico è proprio quello che porta alla famiglia di Giovanni Passannante, anarchico lucano che attentò alla vita di re Umberto I il 17 novembre del 1878 a Salerno. Con un coltellino. Il re rimase leggermente ferito a un braccio, Giovanni venne arrestato e torturato fino alla morte, il suo cranio e cervello furono esposti al Museo criminologico di Roma, sepolti solo l'anno scorso nel suo paese: nome originario Salvia, ribattezzata Savoia di Lucania dopo l'attentato. Famiglia perseguitata e dispersa. «In fuga da Salvia, alcuni dei Passannante si stabilirono a Vietri», racconta Michele parlando del suo paese in provincia di Potenza. Di qui, la discendenza e "l'ingombro" del cognome che magari non ha deciso niente nella storia che gli è capitata, ma... chissà.
|
|
|
domenica 30 marzo 2008 |
|
La Sinistra Arcobaleno della Basilicata ha evidenziato che "purtroppo l'elenco dei morti sul lavoro anche in Basilicata continua ad allungarsi. Nell'azienda più moderna d'Europa, nel giro di pochi mesi ci sono stati due morti, un infortunio grave ed altri di lieve entità. L'assunzione del tema della sicurezza quale azione prioritaria delle forze sindacali e della Sinistra, aveva portato, nei mesi scorsi il governo ad accelerare l'iter per l'approvazione del nuovo Testo Unico sulla Sicurezza. Purtroppo, questo ennesimo infortunio dimostra che il problema non è solo l'esistenza di leggi, quanto il loro rispetto nei luoghi di lavoro. La Giunta Regionale ed in primo luogo il Presidente De Filippo e l'assessorato competente, convochino la Sata e le organizzazioni sindacali per mettere in atto tutte le iniziative comuni finalizzate a ridurre e prevenire gli infortuni producendo atti e misure concrete in materia di sicurezza partendo da una valutazione puntuale delle cause alla base di questo aumento vertiginoso degli infortuni mortali".
|
|
|