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Addio Direttore PDF Stampa E-mail
lunedì 24 novembre 2008

L'onestà, il coraggio, la coerenza. Sono i valori sui quali costruisce una vita spesa nella lotta al totalitarismo, sin da giovanissimo, militando nella resistenza partigiana. Comunista ed Antifascista convinto, è stato per molti anni la voce incorruttibile della sinistra in Italia e anche in Europa. Ci uniamo al cordoglio di tutti gli italiani.

 
Se solo la gente sapesse... PDF Stampa E-mail
domenica 23 novembre 2008

Debito Pubblico e Signoraggio Bancario

di Mario Lionetti

<<Voi siete un covo di vipere. Ho intenzione di distruggervi e, per il Padreterno vi distruggerò. Se solo la gente sapesse l'assoluta iniquità del nostro sistema monetario e bancario ci sarebbe una rivoluzione prima di domattina>>

Queste parole furono pronunciate nel 1836 dall'allora presidente degli Stati Uniti d'America Adrew Jackson, ma a cosa si riferiva? Perchè secondo lui se la gente fosse stata a conoscenza del funzionamento del sistema monetario e bancario ci sarebbe immediatamente stata la rivoluzione?
La risposta è alquanto semplice, perchè se la gente sapesse,capirebbe qual'è il vero motivo che rende così iniqua la distribuzione dei capitali generando intere popolazioni sommerse dalla povertà assoluta e da debiti pubblici composti da cifre umanamente incomprensibili da una parte, e imperi economici riservati a pochi "fortunati" dall'altra.
Il meccanismo che regola il flusso e la messa in circolo di denaro è così contorto e assurdo che seppure venisse spiegato in termini semplicistici, la gente comune farebbe fatica a credere che la causa di tutti i problemi economici del mondo è costituita da un sistema che neppure il più matto dei matti vorrebbe mettere in funzione.
Sin da quando ero un ragazzino delle elementari ho sempre sentito parlare di debito pubblico. Ricordo che già da allora, parlo della metà degli anni ottanta, ci raccontavano che ognuno di noi aveva sulle spalle già un debito di circa 30 milioni di lire. Ma allora facevo fatica a capire cosa fosse il debito pubblico e mi chiedevo a chi dovevo così tanti soldi. A distanza di circa trent'anni mi pongo ancora la stessa domanda. Ad oggi il debito pubblico italiano ammonta a circa 1654 miliardi di Euro ed ogni anno paghiamo circa 70 miliardi di € soltanto di interessi. Ma se c'è un debitore, per forza di cose, deve esserci un creditore! Chi è che avanza da noi così tanti soldi?

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L’università domani? PDF Stampa E-mail
domenica 09 novembre 2008

Del d.l. 112/08, ormai convertito nella famosa l. 133/08, si è parlato tanto, soprattutto negli ambienti universitari di tutta Italia. Questa legge ha scatenato reazioni collettive, più o meno omogenee, tra studenti e professori, ma anche genitori e politici. Perché tutto questo? Cosa ha cercato di imporre l’attuale governo in maniera neanche troppo velata?

La questione dell’attuale scontro è l’esistenza stessa dell’università pubblica! La legge in questione prevede, infatti, tagli generalizzati ai finanziamenti dello Stato che, nell’arco di cinque anni da ora, porteranno all’inevitabile sfacelo le finanze di tutte le Università pubbliche d’Italia. Lo stesso rettore dell’Ateneo di Bari ha confermato, dati alla mano, tale previsione. Nel frattempo, le conseguenze di tale politica finanziaria, andranno a pesare sulle tasche degli studenti e delle loro famiglie: non solo aumenteranno le già onerose tasse universitarie, ma aumenteranno tutte le spese in generale, causa: il collasso del welfare. Già oggi, le famiglie meno abbienti corrono il rischio di trovarsi private delle borse di studio e degli alloggi collegiali di cui i loro pupilli risultano idonei, ma, paradossalmente, non vincitori (mi riferisco essenzialmente alla situazione esistente all’Edisu, dove mancano i fondi necessari alla soddisfazione di tutte le necessità studentesche). Il governo offre la sua soluzione al rosso dei bilanci universitari: l’art. 16 della stessa legge, infatti, prevede la possibilità che il solo “senato accademico”, pur se a maggioranza assoluta, possa decidere la trasformazione dell’università pubblica in fondazione di diritto privato, con in più la possibilità di ottenere finanziamenti pubblici!

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Giorgio Bocca :«Sento puzza di fascismo e stampa di regime» PDF Stampa E-mail
sabato 08 novembre 2008

Loris Campetti da "Il Manifesto" 

Non usa mezze parole per raccontare l'esistente, Giorgio Bocca. Un esistente brutto che lascia poco spazio all'ottimismo. L'abbiamo cercato per avere un'opinione sullo stato dell'informazione in Italia, sulla sua concentrazione in poche mani e sul tentativo del governo di chiudere le voci libere, fuori dal coro. Non serve dire che l'abbiamo trovato ben preparato in una materia <<che ha direttamente a che fare con la democrazia e la libertà d'espressione>>. Bocca non è soltanto uno dei padri del nostro giornalismo, è da sempre un occhio attento puntato sulla società, sulla politica e sui poteri. Chi non ha partiti e padroni alle spalle e per giunta si permette di dissentire deve tacere. E' questo il messaggio che arriva dal governo Berlusconi? E se è questo, quale natura e quali esiti sottende? Ho appena finito di leggere una lettera sul Foglio dove si sostiene che la colpa della ferocia attuale è dell'antifascismo, da cui sarebbero nate tutte le tragedie del secolo. A me sembra vero il contrario: l'antifascismo è stato una battaglia per garantire a tutti, tra l'altro, la libertà di avere idee e poterle esprimere. Ne deduco che, se oggi si impongono manovre come quella che punta a chiudere le testate indipendenti dal potere e dalle sue direttive, questa è la conferma che la preoccupazione di chi teme un ritorno al fascismo non è poi così campata in aria.
Forse in altre forme, con altri mezzi?

continua...