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I Fantasmi radioattivi PDF Stampa E-mail
lunedì 27 aprile 2009

di Mario Lionetti

  

 Questa volta dobbiamo ammetterlo! Forza facciamoci coraggio e ammettiamo quello che mai avremmo voluto sentire uscire dalla nostra bocca:  “ il Presidente del Coniglio, Silvio Berlusconi ha ragione”!
E’assolutamente vero che le future centrali nucleari che si vogliono realizzare in Italia, non solo saranno sicurissime, ma saranno anche realizzate nel pieno rispetto dell’ambiente essendo le stesse praticamente ad inquinamento zero.
Ebbene si, per quanto possa sembrare assurdo questa è la verità, ora voi vi chiederete come sia possibile tutto questo, ma se provate per qualche minuto a distogliere l’attenzione dalla TV e a ragionare con la vostra materia grigia, la risposta arriverà spontaneamente…
coraggio…  rifletteteci…
è semplicissimo, le centrali non saranno mai realizzate!

Partiamo dall’inizio, realizzare fisicamente una centrale nucleare secondo le stime più attendibili può costare dai 5 ai 6,5 miliardi di euro, a questi dobbiamo aggiungere i costi di gestione, ovvero manutenzione continua per la garanzia della sicurezza, recupero della materia prima (l’Uranio che dal 2001 al 2007 è salito da 7 a 75 dollari a libra) per non parlare dello smaltimento dei rifiuti radioattivi.
Dare una cifra precisa di quelli che sono i costi per la realizzazione e manutenzione di una centrale nucleare è praticamente impossibile, questi infatti possono variare notevolmente a seconda dei periodi e ad altri fattori che influenzano il mercato dell’energia.
Parliamo ora dei tempi di realizzazione, gli esperti stimano un periodo di circa cinque anni per la realizzazione di una centrale a partire dal giorno di inizio lavori, ma a questi va aggiunto un periodo assai variabile relativo al rilascio delle autorizzazioni, in Finlandia ci sono voluti circa 7 anni per il rilascio della licenza alla costruzione, ma attenzione stiamo parlando della Finlandia!
Se solo provassimo ad immaginare a quello che potrebbe succedere in Italia, ci renderemmo immediatamente conto di quanto sia assurda l’idea di voler aderire al progetto di realizzazione di centrali nucleari per la risoluzione dei problemi relativi alla crisi energetica.
Ma proviamoci, facciamo un passo per volta, dunque mettiamo che per ogni centrale Nucleare da realizzare, il Governo italiano spenda la cifra ipotizzata dall’ENI, pari a 3,5 miliardi di euro, considerando che si vogliono costruire 4 centrali, lo stato dovrebbe stanziare 14 miliardi di euro, (dopo averne tagliati una ventina alla spesa pubblica? Avrebbe senso?) , a questi dovrebbe aggiungere i fondi per la realizzazione dei siti di stoccaggio del materiale di rifiuto radioattivo (voi credete che un Paese che ha gravi difficoltà nello smaltire i rifiuti urbani riuscirebbe a smaltire tranquillamente rifiuti radioattivi?), la gestione dei rifiuti radioattivi infatti oltre ad essere una attività estremamente onerosa, richiede soprattutto la presenza sul territorio di siti adatti allo stoccaggio sotterraneo, qui forse è giunto il momento di rinfrescarsi un po la memoria, ricordate quello che è successo a Scanzano Jonico nel non molto lontano 2003 vero?
Ebbene, chiarito che nessuno vorrebbe dormire con un cumulo di rifiuti radioattivi sotto il proprio letto, lo Stato non solo dovrebbe spendere quanto una intera finanziaria per realizzare delle centrali nucleari ed i sistemi relativi a garantirne la sicurezza, ma dovrebbe convincere le popolazioni limitrofe alle aree da destinare a siti di stoccaggio per rifiuti nucleari a dover convivere con questa nuova realtà, dopo che la popolazione ha chiaramente espresso il proprio parere contrario all’energia nucleare.
Ma adesso arriva la parte più interessante, parliamo adesso dei tempi di realizzazione, come scritto in precedenza, in un Paese civile, quale la Finlandia, ci sono voluti più o meno dodici anni per realizzare una centrale nucleare.
Volendo essere ottimisti, possiamo stimare i tempi di realizzazione Italiani, doppi a quelli della Finlandia cioè 24 anni. Considerando una età media nel parlamento Italiano di circa 53 anni (in effetti mi aspettavo qualcosa in più) e che lo stesso Presidente del consiglio è ormai giunto all’età di quasi 73 anni, se lassù esiste un Dio, fra 24 anni una buona parte del Parlamento sarà rinnovato, nella speranza che la futura classe politica sia meno demente dell’attuale, con tutta probabilità le centrali anche se arrivassero ad essere terminate non verrebbero mai messe in funzione.
A tutto questo bisogna aggiungere che l’Uranio non è una fonte rinnovabile ed in quanto tale prima o poi le scorte nei giacimenti termineranno, rendendo completamente inutili tutte le centrali nucleari del mondo, attualmente è plausibile che i giacimenti di uranio concentrato siano in fase di esaurimento e che ci sia la necessità di estrarre l’uranio da giacimenti meno concentrati, il che fa lievitare notevolmente i prezzi e quindi con il crescere della domanda si avrà un continuo aumento del costo della materia prima fino a rendere le centrali nucleari del tutto antieconomiche.
Concludendo vorrei quindi tranquillizzarvi su un eventuale catastrofe dovuta all’esplosione di un qualche reattore nucleare italiano, questo non potrà mai accadere, le centrali nucleari italiane non sono altro che dei fantasmi ideati dalla mente perversa di chi deve costantemente escogitare un sistema per permettere l’ingresso di denaro pubblico in tasche private, l’Italia è piena di fantasmi, lo stesso ponte sullo stretto di Messina costato già diversi milioni di euro prima ancora che sia stata posata la prima pietra, opera presa in consegna dalla Impregilo, la stessa società che per anni ha gestito i rifiuti a Napoli, la stessa società che dovrebbe costruire l’inceneritore di Acerra e chissà magari la stessa società che dovrà costruire le centrali nucleari!

 
Solidarietà a QuiMateraLibera PDF Stampa E-mail
sabato 05 aprile 2008
Esprimiamo massima solidarietà ai ragazzi di QuiMateraLibera oggetto di vergognose intimidazioni in giacca e cravatta. La loro unica “colpa” è quella di essere impegnati nella giusta lotta contro il pericoloso progetto della costruzione di un inceneritore a Matera. E’ inaccettabile la premeditata disinformazione che convegni, come quelli organizzati dal Lions Club, contribuiscono a creare. Contrastiamo con forza l’ennesimo tentativo di trasformare la Basilicata in una pattumiera e saremo vicini, in ogni sede, a chi lotta per rimettere al centro delle decisioni politiche la questione ambientale.

Rosa Rivelli e Titti De Simone
Ecco il video di cui tanto clamore:
 
Appello alla Regione Basilicata e al Governo PDF Stampa E-mail
domenica 30 marzo 2008

 

Non riusciamo neppure ad immaginare quali siano le motivazioni che spingono le classi dirigenti a cedere alle multinazionali la sovranità su un territorio tanto vasto, con il rischio di una condanna a un miserabile destino, in cui le elemosine delle royalties petrolifere e delle sovvenzioni in aeternum potranno servire unicamente a portare impercettibili miglioramenti ad un irreversibile degrado ambientale, sociale e civile.
Siamo persuasi che le risorse naturali di un paese appartengano ai cittadini e vadano usate nel nell’interesse di tutti e, soprattutto, delle generazioni future. La popolazione lucana, che vive zone nelle quali le risorse naturali come l’acqua (si pensi che recentemente la COCA COLA ha acquisito le “Fonti del Vulture”), come quelle fossili (il petrolio e il metano) abbondano, invece di trarre beneficio da tale ricchezza, vede aumentare giorno per giorno la usa precarietà. In una logica in cui l’idea dello sfruttamento pervade di sé tutto, con violazione dei diritti all’informazione, corruzione, impoverimento delle campagne, assenza di futuro.
Esprimiamo la nostra solidarietà partecipe al Comitato lucano NO OIL e per le Energie Rinnovabili – costituito dalle associazioni e dai movimenti ambientalisti lucani e delle forze politiche della Sinistra d’alternativa – che sta cercando di far conoscere questa grave situazione di pericolo, ma incontra il silenzio delle istituzioni locali e nazionali. Il Comitato evidenzia la contraddizione che, da un lato, vede la Comunità Europea spronare i Paesi membri ad incrementare l’uso di energie rinnovabili e, dall’altro, l’Italia che dimezza gli obiettivi nazionali, tornando al passato. La Lucania – terra di scarsa densità demografica, di cospicue risorse d’acqua e giacimenti fossili – subisce questa contraddizione e, conseguentemente, il conflitto tra fonti di energia, ambiente e cultura locale è destinato a inasprirsi. La Basilicata – con il suo stato di estrema precarietà anche dei propri giovani – ha una storia debole innanzitutto perché è innanzitutto debole e precaria la condizione delle sue classe dirigenti, oramai avvitata su se stessa in una profonda crisi organica. Affrontare la precarietà è un’urgenza a cui bisogna mettere mano da subito, per contribuire a riportare questa regione nella storia. E, possibilmente, in una storia di avanzamento civile.