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Governo bocciato agli esami |
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giovedì 04 dicembre 2008 |
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Otto articoli per ridisegnare la scuola italiana nei prossimi anni, otto articoli che in molti ritengono badino più all'aspetto formale che alla qualità e all'efficienza stessa della scuola italiana. L’incisività di questi provvedimenti nel sistema scuola, emerge dal fatto stesso che era dall'epoca della Riforma Moratti che modifiche in ambito scolastico non provocavano un tale disordine all’interno delle aule italiane. Televisioni e giornali ci hanno tanto parlato dell'introduzione del 5 in condotta, del maestro unico nelle scuole primarie, così come della valutazione in decimi ora prevista nelle scuole di ogni grado; ma in realtà le motivazioni che hanno spinto studenti di tutte le età, dalle scuole elementari all'università, a manifestare accanto ai rispettivi docenti risultano essere ben altri, vanno essenzialmente oltre tali provvedimenti, considerati da molti demagogici e “di facciata”: Il testo della riforma rappresentato dal decreto legge 137 è stato, infatti, preceduto dall'approvazione di un provvedimento economico (legge 6 agosto 2008, n°133), nel quale sono esposti i tetti massimi di spesa previsti per il settore dell’istruzione. A molti è sembrato, dunque, paradossale che una riforma di tale spessore potesse basarsi su un provvedimento puramente economico, anteponendo, così, ai reali contenuti e, quindi, alle idee, gli aspetti finanziari della questione e mettendo, dunque, sostanzialmente in discussione il concetto stesso di riforma. Gli argomenti sui quali si dibatte tuttora sono diversi, ma risultano essere essenzialmente tutti conseguenze più o meno immediate dei tagli che l’esecutivo ha stabilito già con la legge finanziaria: si taglia la cultura, si taglia il futuro, ma i fondi sembrano esserci per banche e compagnie di bandiera claudicanti: i misteri italiani… Le sfere d’azione sono state sostanzialmente due: le scuole di primo e secondo grado ed il settore universitario. continua...
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domenica 09 novembre 2008 |
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Del d.l. 112/08, ormai convertito nella famosa l. 133/08, si è parlato tanto, soprattutto negli ambienti universitari di tutta Italia. Questa legge ha scatenato reazioni collettive, più o meno omogenee, tra studenti e professori, ma anche genitori e politici. Perché tutto questo? Cosa ha cercato di imporre l’attuale governo in maniera neanche troppo velata? La questione dell’attuale scontro è l’esistenza stessa dell’università pubblica! La legge in questione prevede, infatti, tagli generalizzati ai finanziamenti dello Stato che, nell’arco di cinque anni da ora, porteranno all’inevitabile sfacelo le finanze di tutte le Università pubbliche d’Italia. Lo stesso rettore dell’Ateneo di Bari ha confermato, dati alla mano, tale previsione. Nel frattempo, le conseguenze di tale politica finanziaria, andranno a pesare sulle tasche degli studenti e delle loro famiglie: non solo aumenteranno le già onerose tasse universitarie, ma aumenteranno tutte le spese in generale, causa: il collasso del welfare. Già oggi, le famiglie meno abbienti corrono il rischio di trovarsi private delle borse di studio e degli alloggi collegiali di cui i loro pupilli risultano idonei, ma, paradossalmente, non vincitori (mi riferisco essenzialmente alla situazione esistente all’Edisu, dove mancano i fondi necessari alla soddisfazione di tutte le necessità studentesche). Il governo offre la sua soluzione al rosso dei bilanci universitari: l’art. 16 della stessa legge, infatti, prevede la possibilità che il solo “senato accademico”, pur se a maggioranza assoluta, possa decidere la trasformazione dell’università pubblica in fondazione di diritto privato, con in più la possibilità di ottenere finanziamenti pubblici! continua...
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Salviamo la Scuola Pubblica e Statale |
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mercoledì 08 ottobre 2008 |
Salviamo il nostro futuroNei primi tre mesi di governo la destra ha assunto e intende assumere provvedimenti gravissimi, senza precedenti, finalizzati a smantellare la scuola pubblica e statale, a privatizzarla, a sovvertire la scuola della Costituzione italiana. Essi colpiscono anzitutto le classi sociali meno abbienti, le famiglie dei lavoratori che incontreranno difficoltà sempre maggiori a far studiare i loro figli. Quando essi diverranno pienamente operativi la maggioranza di bambini e giovani non potrà più avere un'istruzione qualificata, chi la vorrà dovrà pagarsela : dovrà pagarsi la scuola a tempo pieno o a tempo lungo, la scuola con insegnanti migliori, una scuola non più pubblica ma privata, confessionale o di tendenza. Ecco come la destra vuole realizzare la scuola della disuguaglianza, come vuole impedire alla scuola pubblica di dare un'istruzione qualificata agli otto milioni di studenti che la frequentano: OTTO MILIARDI DI TAGLICONTRO LA PARTE MIGLIORE DELLA NOSTRA SCUOLA Lo scempio investe anzitutto la nostra scuola migliore, quella elementare. Con un tratto di penna (poche righe di un Decreto governativo) vengono azzerate tutte le riforme che negli ultimi venticinque anni hanno consentito di realizzare una scuola elementare giudicata quinta nel mondo per qualità: se ne riduce l'orario obbligatorio (da 30 a 24 ore settimanali!), si va verso lo smantellamento del tempo pieno, si ripristina il maestro unico che deve insegnare tutto ciò che da anni viene garantito da tre insegnanti appositamente formati. La discriminazione, la disuguaglianza inizierà così da una scuola elementare che non potrà più assicurare a milioni di bambini un livello di istruzione che consenta loro di accedere proficuamente ai gradi successivi degli studi.
continua...
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